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🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
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Mytilus galloprovincialis
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Il mwcamitilo mediterraneocite-ref-lucchetti-2-0[2] (mwdqmwdgMytilus galloprovincialis mwdwLamarck, 1819), commercialmente conosciuto come mweacozza o mweqmitilocite-ref-3[3], è un mwfgmollusco mwfwbivalve ed equivalve. I mitili vengono chiamati comunemente mwgacozzecite-ref-denominazione-4-0[4], mwhqmuscolicite-ref-5[5], mwigpeocicite-ref-6[6], mwjwpedolicite-ref-pedoli-7-0[7], mwlamósciolicite-ref-mosciolo-8-0[8], a seconda della zona geografica.

Contents

Cautele
Note

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Morfologia

È un mwnamollusco lamellibranco, dotato cioè di mwnqbranchie a lamelle che assorbono l'ossigeno per la respirazione e che trattengono contemporaneamente il cibo per l'alimentazione, costituita soprattutto da mwngplancton e particellato organico in sospensionecite-ref-lucchetti-2-1[2] La mwowvalva, composta principalmente da mwpacarbonato di calcio, si presenta esternamente di colore nero o nero-viola, con sottili cerchi d'accrescimento radiali e concentrici verso la parte appuntita; internamente si presenta invece di colore mwpqmadreperla, ma con una superficie liscia. Le due valve sono tenute insieme da una cerniera con tre o quattro dentelli.

La forma è grossolanamente a goccia, con il margine valvare arrotondato da un lato e appuntito e leggermente incurvato dall'altro.

Una volta aperto, il mollusco mostra il mwqamantello che contiene tutti gli organi interni, tra cui quelli mwqqriproduttivi.

La mwqwdistinzione tra i due sessi è possibile grazie all'osservazione del colore del mantello stesso, il quale, una volta raggiunta la piena mwramaturità sessuale, si presenta di colore giallo crema nei maschi e di colore rosso arancio nelle femmine.

L'animale si lega al supporto attraverso il mwrgbisso, costituito da fibre composte da L-3,4-diidrossifenilalanina (mwrwDOPA), sostanza studiata per la sua straordinaria resistenza alla trazionecite-ref-9[9]: per la parte prossimale della fibra la resistenza è di 35 mwtamegapascal e per la parte distale di 75 megapascalcite-ref-gosline-10-0[10]. La parte prossimale del bisso può essere allungata fino a tre volte la sua lunghezza e quindi ha una relativamente elevata estensibilità, che viene superata solo dalla seta di ragno, tra le fibre naturali di origine animalecite-ref-gosline-10-1[10]. La parte distale, più resistente allo strappo, può essere allungata fino al doppio della sua lunghezzacite-ref-gosline-10-2[10]. Rispetto ai capelli, i fili di bisso hanno una superficie della fibra liscia e senza squame; la sezione trasversale ellittica permette di distinguerla dalle fibre della seta. Il diametro delle fibre di bisso è compreso tra 10 e 45 mwwqmicrometri, il che significa che sono tra le fibre animali naturali più finicite-ref-11[11].

Distribuzione

La distribuzione naturale del mitilo mediterraneo comprende tutte le zone ove vi siano scogli, emersi o sommersi, in tutto il mwyaMediterraneo, il mwyqMar Nero e la fascia costiera dell'mwygAtlantico orientale, dal mwywMarocco alle mwzaIsole Britanniche.

Il mitilo si è naturalizzato in diverse regioni del mondo: in mwzgGiappone, mwzwCalifornia, mwaaSudafrica, mwaqAustralia meridionale e mwagNuova Zelandacite-ref-12[12]. In queste località il mitilo mediterraneo compete con la fauna locale ed è perciò considerata mwbwspecie invasiva, dannosa per gli ecosistemi. Per questo motivo esso compare nella mwcalista delle cento specie invasive più dannosecite-ref-13[13].

Utilizzo per l'alimentazione

I mitili sono mwdwfrutti di mare molto apprezzati. Per questo motivo essi sono allevati in vivai distribuiti in tutto il mweaMediterraneo e in alcune zone, particolarmente vocate, si pratica la pesca dei mitili selvatici.

Nella parte edibile del mitilo si ha una media di circa 80 caloriecite-ref-14[14] ogni mwfg100 gcite-ref-15[15] fornite per il 65% circa da proteine. I mitili sono caratterizzati dalla presenza di sostanze importanti dal punto di vista nutrizionale: il ferro ammonta a mwgw5,8 mg ogni mwha100 g di parte edibilecite-ref-dizion533-16-0[16] e nel modesto contenuto di grassi è alta la percentuale di mwiqacidi grassi polinsaturi, tra cui l'mwigacido eicosapentaenoico e l'mwiwacido docosaesaenoico, come anche è rilevante la presenza di pochi mwjaacidi grassi saturi, rispetto ad altri cibi di origine animale. Altrettanto importante è la presenza nei mitili di sostanze mwjqantiossidanti, come il mwjgselenio e la mwjwvitamina E.cite-ref-17[17]

Molte sono le ricette gastronomiche che vedono i mitili come protagonisticite-ref-18[18]; se ne segnalano alcune:

• come componente di mwmwspiedini;
• mwnqfritti in mwngpastella;
• come componente di sughi per condire la pasta, da soli o con altri frutti di mare, in ricette come la mwoapasta allo scoglio;
• cucinati assieme alla pasta, come in pasta, fagioli e cozze;
• cucinati assieme al riso, come in riso, patate e cozze o nel risotto alla pescatora;
• mwpagratinati al forno con mwpqpan grattato, mwpgprezzemolo, mwpwaglio ed mwqaolio di oliva;
• in pentola o padella insieme ai loro gusci con solo pepe e cotti con il coperchio (dopo opportuna pulizia dei gusci dalle concrezioni biologiche e l'eliminazione del mwqgbisso, ossia dei filamenti che li tengono ancorati agli scogli). Nel mwqwnapoletano questa preparazione si chiama "impepata di cozze", mentre se vi si aggiungono l'aglio e l'olio si chiama "mwrasauté di cozze".

Cautele

Il mitilo mediterraneo è edule, ma il suo consumo richiede molte precauzioni poiché esso, se cresciuto in zone marine prossime a scarichi urbani o in zone ove le correnti marine trascinano elementi provenienti da mwrwacque reflue, può essere facilmente ricettacolo di batteri e/o virus molto pericolosi. Infatti i mitili, come d'altro canto tutti i mwsalamellibranchi, filtrano attraverso le loro branchie una gran quantità di acqua trattenendone particelle e mwsqmicroorganismi in essa sospesi.cite-ref-dizion533-16-1[16].

Per i motivi suddetti è sconsigliabile l'uso comune di mangiarli crudi, conditi con succo di limone. In alcune zone del mwtwmeridione d'Italia questo modo di cibarsene è considerato, erroneamente, apportatore di effetti afrodisiaci. La credenza poi, che succo di limone spruzzato sul mollusco uccida i batteri è assolutamente infondata, dato che per eliminare tutti i batteri il succo di limone impiegherebbe diverse ore, o addirittura giornicite-ref-19[19].

Le patologie più comuni che possono insorgere a seguito di ingestione di mitili crudi cresciuti in acque non perfettamente sane sono: mwvqtifo, mwvgparatifo, mwvwcolera, mwwaNorovirus ed mwwqepatite virale.cite-ref-dizion533-16-2[16] Le tossine algali DSP e PSP rispettivamente causa di sindromi mwxggastroenteriche e neurologiche di cui i mitili sono accumulatori qualora presenti nell'acqua, sono termoresistenti.

In ogni caso nella cottura i mitili devono necessariamente aprirsi in modo tale da far fluire il calore al centro del mollusco uccidendo tutti i batteri, il che richiede idoneo tempo.

Denominazioni e tradizioni nelle regioni italiane

mwygCozze:

• Nell'Italia meridionale il mitilo è conosciuto con il nome di "cozza"cite-ref-denominazione-4-1[4], termine derivante dal latino mw0qcochleam, ossia "chiocciola" e quindi "guscio". Il termine meridionale "cozza" è compreso in tutta Italia e negli ultimi decenni viene spesso usato anche nel resto d'Italia, a livello però esclusivamente commerciale. In ambito non commerciale, continuano invece a prevalere i nomi localicite-ref-20[20].

mw1wMuscoli:

• In mw2gLiguria e nelle province toscane di mw2wMassa-Carrara, di mw3aLucca e di mw3qPisa, il termine locale per indicare i mitili è mw3gmuscoli. A mw3wLa Spezia la tradizione dei coltivatori di mitili (detti, muscolai) risale alla fine del 1800. Da notare che i mw4amuscoli di Spezia sono citati da mw4qFabrizio De André nell'album mw4gCreuza de mä all'inizio della canzone Jamin-a.cite-ref-21[21]cite-ref-22[22]
• Il termine "muscolo" deriva dal latino mw7amusculus, dal quale hanno avuto origine anche i corrispondenti termini di numerose lingue europee. Alcuni esempi sono: il tedesco mw7qMuscheln, l'inglese mw7gmussels, il francese mw7wmoules, il portoghese mexilhão, il catalano mw8amusclos, l'olandese mw8qmosselen, il danese mw8gmuslinger, lo svedese mw8wmusslor.cite-ref-23[23]

mw-qMóscioli

• Ad mwaqiAncona, alle pendici del mwaqmpromontorio del Conero, l'allevamento dei mitili è presente, ma è poco diffuso, perché si pratica ampiamente la raccolta di quelli selvatici, molto abbondanti sugli scogli. Il nome locale dei mitili è mwaqqmóscioli; essi sono uno dei simboli identitari della cittàcite-ref-24[24] e di tutta la mwaqkRiviera del Conero. La pesca di mitili selvatici è un'attività molto rara, non solo in Italia, ma in tutto il mondocite-ref-25[25].

I mitili della zona di Ancona sono considerati molto importanti dal punto di vista ecologico: la loro azione di filtraggio dell'acqua e dei batteri in essa contenuti, contribuisce alla trasparenza e alla salubrità dell'ambiente marinocite-ref-26[26].

Il mósciolo selvatico di mwaryPortonovo è un mwarcPresidio Slow Food e "presidio di bio-sociodiversità" del Comune e della Provincia di Ancona. Il mòsciolo cresce tra la mwargspiaggia del Passetto di Ancona e la spiaggia dei Sassi Neri di mwarkSirolo; il guscio è caratterizzato da uno spesso strato di mwaroconcrezioni ed è tradizione degli anconetani raccoglierlo sugli scogli "facendo i fiati", ovvero in apnea. La pesca professionale viene però condotta da mwarspescatori subacquei. Il sapore del mósciolo è più intenso di quello dei mitili d'allevamentocite-ref-mosciolo-8-1[8]cite-ref-27[27].

Gli usi culinari della zona prevedono varie ricette con i móscioli, ma soprattutto essi vengono gratinati o preparati mwasyalla marinara, ossia conditi con olio di oliva, limone, prezzemolo e pepe macinato frescocite-ref-28[28]; I mòscioli sono molto frequentemente utilizzati per la preparazione di sughi per la pasta; se utilizzati da soli si hanno così le tipiche paste "con i móscioli", bianche o con il pomodoro; se invece i móscioli sono associati ad altri frutti di mare si ha la pasta "alla marinara" (in bianco) o "alla pescatora" (con il pomodoro)cite-ref-mosciolo-8-2[8].

mwataPeoci e mwatePedoli

• In mwatqVeneto il mitilo viene chiamato mwatupeocio o mwatypedociocite-ref-29[29], generando omonimia con il termine mwatsdialettale per mwatwpidocchio e anche con l'aggettivo gergale, presente anche nella variante mwat0peocìn, per definire una persona spilorcia, equivalente dell'italiano "pidocchioso". In mwat4lingua friulana si usa un termine corrispondente a quello veneto: "pedoli" (pidocchi)cite-ref-pedoli-7-1[7].

Mitilicoltura

La mitilicoltura è un tipo particolare di mwaukacquacoltura; quella italiana, nonostante l'incremento della produzione degli ultimi decenni, non riesce a coprire il fabbisogno nazionale di mitili: nel 2006 l’mwauoimportazione di questi molluschi in Italia è stata di circa 25700 tonnellate, di cui più della metà è costituita dai mwausmitili della Galizia (mwauwSpagna).

In Italia si utilizzano tre diversi sistemi di allevamento:

• il sistema fisso è il più antico ed è tipico delle mwavaaree lagunari o comunque molto riparate, non potendo resistere a condizioni di mare agitato;
• il sistema "a monoventia", in cui le reste o corde su cui crescono i mitili sono appese a un unico cavo portante, è stato introdotto a partire dagli anni novanta del Novecento e in breve tempo è diventato quello prevalente. È utilizzato in mare aperto in quanto ha un'alta resistenza, anche nei confronti di mwaviburrasche violente.
• il sistema a "pluriventie", ossia con più cavi portanti, si è diffuso nei primi anni ottanta del Novecento, e viene utilizzato soprattutto nel mwavqGolfo di Trieste; è adatto a zone parzialmente riparate dalle condizioni meteomarine avverse.

Gli addetti alla mitilicoltura in Italia sono circa mwavy1 400.

Le zone in cui la mitilicoltura è di più antica tradizione sono il mwavggolfo di Taranto (mwavkcozza tarantina), il mwavogolfo della Spezia, la mwavsLaguna Veneta, il litorale Flegreo. Furono i pescatori mwavwtarantini che emigrarono nel 1800 ad esportare a mwav0La Spezia il modo di allevare i mitilicite-ref-30[30].

Zone di mitilicoltura più recenti sono il litorale Triestino (mwawmFriuli-Venezia Giulia), il mwawqgolfo di Olbia (mwawuSardegna), l'mwawyEmilia-Romagna, che è oggi il primo produttore nazionale con circa mwawc20000 t all'annocite-ref-31[31], l’mwawwAbruzzo e il litorale adriatico della mwaw0Pugliacite-ref-32[32], specie nel territorio di mwaxiCagnano Varano, nel mwaxmGarganocite-ref-gismondi-33-0[33].

Nelle mwaxkMarche la mitilicoltura è recente e di sviluppo limitato, in quanto in questa regione prevale la mwaxopesca subacquea in banchi di mitili selvatici, praticata nella zona di mwaxsAncona, mwaxwPortonovo e in genere in tutto il mwax0Promontorio del Conero.

Mitili della Galizia

I mitili della mwayaGalizia (mwayeSpagna), della specie mwayiMytilus galloprovincialis, sono il primo prodotto marino ad aver ottenuto la mwaymdenominazione di origine protetta dell'mwayqUnione europea, il 1º gennaio 2007, con il nome di "Mexillón de Galicia"cite-ref-galizia-34-0[34].

I mitili galiziani sono allevati in acquacoltura da diverse generazioni. Gli allevamenti sono concentrati in cinque grandi mwayoestuari simili a fiordi: le mwaysRías Baixas. La raccolta in queste acquacolture quasi naturali avviene senza alcuna compromissione significativa della fauna marina. La Galizia è oggi il più grande produttore di mitili d'allevamento in mwaywEuropa e il secondo produttore al mondo, dopo la mway0Cina. Con circa 250.000 tonnellate all'anno (a partire dal 2004), la produzione galiziana di mitili rappresenta il 95% di quella spagnola, il 45% di quella europea e il 21% della produzione mondialecite-ref-galizia-34-1[34].

L'ambiente delle Rías Baixas è particolarmente adatto all'allevamento dei mitili: in questa zona l'mwazmAtlantico ha un forte movimento di mwazqmarea, un'acqua ricca di ossigeno e, per la sua vicinanza alla mwazuCorrente del Golfo, una grande ricchezza di mwazyfitoplancton, la principale fonte alimentare dei mitilicite-ref-galizia-34-2[34].

La base dell'allevamento è la mwazwbatea, una mwaz0zattera in legno di eucalipto con una lunghezza laterale di 25 metri che può trasportare fino a 500 corde, su cui crescono i mitili, lunghe fino a 15 metri. Alla fine della fase di crescita, ogni corda ha da 200 a 220mwaz4 kg di mitilicite-ref-galizia-34-3[34].

Note

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Collegamenti esterni

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